'
Paola Botarelli:
La bella addormentata
ovvero come una fanciulla volitiva e innovatrice riuscì a sconfiggere una atavico anatema.
 
La sala del trono era parata a festa e i nobili, riunitisi per loccasione, avevano indossato i loro abiti migliori.
Cera un vociare sommesso, unaria di febbrile attesa.
Monete doro passavano di mano in mano, bisbigli complici venivano sussurrati dentro orecchie ingioiellate.
Il re e la regina, assisi sui loro troni dorati, si guardavano con aria feroce.
  • Non te ne bastavano sette, ci dovevi proprio aggiungere l ottavo!- Sibilò la regina Rosa coprendosi il volto con un ventaglio verde smeraldo incrostato doro.
  • Potevi starci attenta; non sei tu quella che vuole fare sesso ogni giorno? ribatté il re cercando di palpare al volo il prosperoso deretano della nutrice.
I begli occhi della regina lanciarono lampi di virtuoso sdegno; stava per rispondere per le rime al suo consorte allorché laraldo annunciò larrivo delle ospiti che attendevano dal primo pomeriggio (era calata la sera e il buffet freddo era stato riciclato come cena).
  • La fata Azzurra, la fata Dora, la fata Rossana- annunciò laraldo battendo con vigore la mazza sul pavimento di travertino.
  • Ordine alfabetico, cosa ti avevo detto? tra la folla di nobili una dama vestita di giallo paglierino riscosse due monete dal barbuto nobile che le era accanto.
In effetti pur essendo sorelle e per giunta gemelle, fra le tre fate cera sempre unaccesa rivalità che creava qualche disguido o imbarazzo ai protetti di queste ultime.
Incedendo con grazia e leggiadria, attraverso la sala, le tre splendide creature si allinearono accanto alla bianca culla infiocchettata dove giaceva le neonata urlante.
  • Scommetto che è femmina!- sorrise la fata Dora chinando il viso eburneo sulla culla.
  • Scommetto che il suo nome inizia per Rosa! sorrise la fata Rossana scrutando fra le cortine di pizzo della culla.
  • Scommetto che anche stavolta mi toccherà sistemare la questione …– sorrise la fata Azzurra aggiustandosi il cappello a cono; era la più vanitosa.
Certo Rossana era la più bella e Dora la più elegante.
  • Benvenute! re Abbondio prese la parola, e lo scettro, dando così inizio alla cerimonia.
  • Vi aspettavamo, da tanto- tenne a precisare la regina che aveva dovuto ritoccare per ben tre volte il trucco.
  • Un problema di precedenza..- sorrise Rossana benevola.
  • Una sciocchezza- sorrise, a sua volta, Dora complice.
  • Affari di famiglia precisò Azzurra con un sorriso lupino (e cicerchie).
  • Un poderoso vagito della principessina costrinse tutti a lasciar da parte le chiacchiere.
La fata Rossana tese le mani sul corpicino della lattante e una luce rosa e splendente avvolse la piccola - Rosa- si fermò attendendo il suggerimento della regina, che si era avvicinata alla culla, potendo così finalmente sfoggiare il suo strascico ricamato a penne di pavone.
  • Rosaspina... - annunciò la sovrana con orgoglio.
Fra le tre fate passò uno sguardo dintesa.
  • Rosaspina io ti dono intelligenza e voglia dimparare annunciò la fata Rossana con un sorriso tutto fossette.
Unovazione potente riecheggiò nella sala del trono.
A quel punto si fece avanti la fata Dora.
  • A te, - un intenso bagliore avvolse le mani della fata piccola Rosaspina io dono bontà e bellezza ineguagliabili.
Una seconda ovazione accompagnò la fata Dora al suo posto.
Monete doro e dargento cambiarono padrone.
A quel punto, come per un tacito accordo nella sala del trono scese uninquietante silenzio.
Le fiamme delle candele tremolarono, sacche di talenti e ducati salleggerirono o si appesantirono quasi per magia.
Trascorsero alcuni minuti dangoscioso silenzio, poi la finestra del salone esplose in un turbinio di schegge splendenti e una colonna di fumo nero invase il salone.
  • E con questa fanno seimila ducati doro bofonchiò il re tamburellando nervosamente, col dito inanellato, sul bracciolo del trono tappezzato di velluto cremisi.
La folla si fece più attenta.
  • Non ha un briciolo di fantasia- commentò madame Bavary sventolandosi affannosamente col suo nuovo ventaglio incrostato di madreperla.
  • Forse riuscirà a stupirci- lady Chatterlay allungò il collo cercando di far maggiormente risaltare la sua collana di rubini grossi come uova.
Frattanto la colonna di fumo nero ondeggiò un poco solidificandosi e assumendo lentamente forme antropomorfe.
  • Come avete osatocome avete potuto dimenticare di invitarmi- tuonò una voce stridula mentre la colonna di fumo si schiariva lasciando intravedere una donna dalle curve generose e dai seni prorompenti.
Lunghi capelli neri le svolazzavano attorno al capo; labito di lamè nero la faceva sparluccicare come un diamante.
  • Nigeria, che piacere averti qui! Unisciti a noi per festeggiare il lieto evento- recitò stancamente il re con lo sguardo rivolto al nuovo lampadario di cristallo.
Sostituiva quello che la fata nera aveva fatto volare in mille pezzi lanno precedente.
  • Come avete osato escludermi dalla vostra gioiaEcco che vi punirò, cancellerò il sorriso dai vostri volti- Nigeria simpappinò stringendo le palpebre pesantemente truccate di scarlatto (che facevano pendant con lo smalto e il rossetto).
  • .beati! La vostra felicità sia pianto- le suggerì un valletto scorrendo una pergamena consunta.
  • Ah, sì certocerto. Nigeria si guardò intorno confusa. Dopo la sua ultima visita avevano rifatto larredamento e non ci si raccapezzava più. - .vi punirò per non avermi invitata!- Buttò lì non rammentando la parte centrale del suo solito panegirico.
  • Neanche per sogno! La regina estrasse dal corpetto dellabito una cartolina gialla coperta di timbri, e la mostrò al pubblico attonito.
Unovazione generale zittì tutti per alcuni minuti.
Nigeria avvampò; sera scordata dellefficentissimo servizio postale da poco inaugurato.
Ultimamente la memoria le faceva cilecca; non aveva più centanni. Il peso dei secoli cominciava a farsi sentire.
  • Questa- la regina si posizionò con aria elegante sulla scalinata - è la ricevuta di ritorno da te firmata; la ricevuta della raccomandata con la partecipazione di battesimo che ti abbiamo inviato.
Una nuova ovazione costrinse la regina a concedersi una pausa.
Collane e anelli cambiarono padrone.
  • Sono sette anni che ci tartassi con i tuoi perfidi incantesimi continuò la sovrana - ora ho la provasei una schifosa bugiardauna megalomane, vecchia mitomane
La regina si bloccò furibonda; ancora una volta aveva perso il vantaggio accumulato.
Laveva nuovamente offesa. Con dignità tornò a sedersi sul trono.
Collane e anelli tornarono a legittimi proprietari.
Nigeria si erse in tutta la sua statura (m 1.63) mentre uno strascico di nubi nere cominciava a trasudarle dai fianchi formosi.
  • Oh principessa RosaRosa- Nigeria si fermò seccata - come cavolo lavete chiamata sta ragazzina - si rivolse ai reali che la scrutavano piuttosto seccati.
  • Rosaspina- le rispose re Abbondio con un sospiro.
  • Tanto per essere originali!- Commentò la strega ridacchiando fra sé. Alzò davanti a sé le mani in un gesto teatrale; lingue di fuoco scarlatto le scaturirono dalle dita Rosapina, io ti maledico da adesso fino al giorno in cui
Un valletto si precipitò verso la strega facendole cenni.
Nigeria abbassò le mani lasciando che la magia scivolasse sul pavimento di travertino, corrodendolo.
Il servitore sussurrò una parola allorecchio della megera e poi tornò al suo posto accanto alla scalinata.
Dunque, - Nigeria sollevò nuovamente le mani (inguantate da aloni denergia rossastra in tono con lo smalto)- Rosaspina io ti lancio un anatema.
Gli astanti tacquero attendendo speranzosi; per la sala si sussurravano pronostici.
  • ogni volta che dovrai scendere anche un solo gradino cadrai sbattendo la faccia!- Lampi denergia sinnalzarono verso la culla candida.
La bimba scelse quel momento per scoppiare in un pianto dirotto.
Il solito valletto si precipitò quasi volando verso la fattucchiera.
La protagonista colse lo sguardo sdegnato delle tre fate ma decise dignorarle; erano secoli che non riuscivano ad andare daccordo.
Cera sempre quel problema del dover rispettare le regole, cosa che Nigeria detestava con tutta se stessa.
- Quello è lanatema della principessa Rosamunda! - Le biascicò rapidamente il valletto defilandosi.
  • Ma certo, stavo bluffando, volevo vedere se eravate attenti- il viso della strega si contorse in un ghigno che voleva essere un sorriso.
  • Mai avremmo dubitato- la rintuzzò la fata Rossana.
Nigeria non volle cogliere la provocazione, la volta precedente avevano quasi distrutto il castello e re Abbondio era andato a lamentarsi al consiglio della magia, il quale dopo aver dato una solenne ripassata a tutte e quattro, le aveva costrette a fare del volontariato fra i poveri e i bisognosi Una pena!
La folla cominciava a rumoreggiare dando segni dimpazienza.
  • Tu, oh Rosaspina …– attaccò subito la strega con voce tonante.
Nelluditorio scese un silenzio assoluto.
Nigeria si prese una pausa deffetto permettendo alla nebbia scura, che le si stava appiccicando addosso tipo catrame, di diradarsi un pochino assumendo una connotazione più sofisticata/audace.
  • quando giungerai al dodicesimo anno di età - la strega aveva ripreso a muovere in modo elegante le mani tracciando strani segni nellaere - diventerai così smemorata che bisognerà starti dietro ricordandoti.
Un gesto improvviso del valletto la costrinse a fermarsi.
Lo guardò sconcertata - cosa diavolo..?
- Questo è lanatema di Rosalba! - La fata Dora le scoccò un sorriso commiseratorio -Hai deciso di tenerci qui per un paio dore? Il buffet si raffredda - aggiunse con malcelata ironia.
Nigeria si trattenne a stento: era perfettamente inutile cercare di giustificarsi. Non le restava che fingere e improvvisare. Sorrise al pubblico; un sorriso così feroce che gli astanti le concessero una roboante ovazione.
  • Quando compirai sedici anni ti invaghirai di ogni uomo che ti passi dinanzi agli occhi- esclamò rapidamente cercando lo sguardo del servitore.
  • Rosella!- Le gridò il giovane di rimando.
  • A ventanni diventerai talmente bigotta
  • Rosacroce!- Urlò qualche impertinente dal pubblico.
Le nuvole attorno al corpo della strega cominciarono a infittirsi compiuto il quinto anno detà avrai sempre fame
- Rosetta, Rosetta!- una specie di coro pronunciò il nome della principessa la quale in un angolo della sala era intenta a finire una crostata alle more.
  • a diciotto anni ti verrà una folle mania di pulire tutto ciò.
  • Rosalinda, Rosalinda.- ormai la folla era in deliquio totale.
  • non penserai altro che a leggere- Nigeria era un cumulo di nebbia nera; ormai di lei si vedevano solo i lampi rossi della magia.
  • Rosanna!- il grido unanime fece tintinnare tutti i trecentosessanta cristalli del nuovo lampadario.
La strega era fuori di sé; solo ora si rendeva conto di non aver preso, quella mattina a colazione, la pozione per la memoria che le aveva prescritto il medico.
E neanche sera ricordata di portarsi dietro il dannato taccuino- quando compirai diciotto anni ti verrà una cavolo di voglia di filare la lana e siccome non ne sarai capace ti pungerai con un fuso e morirai!- Pronunciò tutto dun fiato lanatema per paura che qualcuno le dicesse che ancora una volta sera scordata qualcosa.
Una saetta denergia rossa partì dalle sue mani avvolgendo la culla.
La neonata lanciò un urlo agghiacciante e Nigeria approfittò di quellinaspettato contributo per scoppiare in una risata sguaiata e uscire di scena ormai completamente avvolta in una nube di catrame puteolente.
Gli astanti rimasero qualche minuto confusi poi si guardarono intorno. Un coro di voci discordi si levò da ogni angolo della sala.
- Nooo, . . . tutta la tappezzeria nuova bruciacchiata- ululò il re.
  • Presto il controincantesimo strillò la regina acchiappando dalla culla la neonata ancora avvolta dalla luce rossa.
  • Con quella sua testa mi ha impedito di vedere luscita di scena della strega; avevo sborsato 50 talleri per- due uomini altercavano violentemente.
Diverse dame in prima fila scuotevano la fuliggine dai costosi abiti da sera molti dei quali irrimediabilmente rovinati.
La fata Azzurra si rese conto immediatamente che la sua performance stava per essere irrimediabilmente rovinata dal fracasso generale, nonché dallorribile sporcizia dellambiente.
Con immenso rammarico(e un certo rodimento) ricordava come lanno precedente quellattaccabrighe di Nigeria lavesse trascinata in una volgare rissa a colpi di magia.
Cera stato un gran baccano, morti a palate e un sacco di danni: il consiglio della magia le aveva punite in maniera decisamente esemplare.
Un intero anno passato a far avere visioni a fiammiferaie, punire burattini teste di legno, soccorrere fanciulle private del ballo reale.
Uno stress incredibile.
Azzurra aveva quasi avuto un tracollo magico.
Questa era la sua occasione per tornare in grande stile, dimostrare ai miseri mortali e al consiglio quello che era veramente in grado di fare.
Dora e Rossana la scrutavano impazienti: Azzurra nascose a stento un ghigno maligno.
Con un elegante gesto della mano sinistra fece scendere, simile ad un delicato velo azzurro, un incantesimo del silenzio su tutta la sala del trono.
Con la mano destra gettò, simile ad una delicata pioggerellina, un incantesimo paralizzante (sempre su tutta la sala reale) e per finire con unarricciata di naso rimise a nuovo la sala del trono scegliendo per loccasione una tappezzeria violetta che le piaceva in maniera particolare.
Quando fu sicura che tutti le prestassero attenzione fece avvampare dun fuoco azzurro entrambe le mani accostandosi a Rosaspina paralizzata fra le braccia di sua madre.
  • A te, innocente principessina, io decreto che quando ti pungerai con un fuso non morirai...ma dormirai millefacciamo. cento anni. - Si voltò verso le sorelle assaporando il suo momento trionfale.
  • Quando si dovrebbe svegliare secondo te?- Le volle precisare Rossana sistemandosi i capelli sotto il cappello a cono. Dora giocherellava coi veli dell abito fingendo dinteressarsi alla tappezzeria.
Azzurra sbiancò: oramai la figuraccia era fatta, tanto valeva prenderla con nonchalance - Con un bacio damorecon cosa sennò?!- Sorrise a sua sorella avvolgendo la principessina in un intenso fuoco azzurro, nel quale lavrebbe volentieri arrostita.
Subito gli altri incantesimi si annullarono e la sala del trono ripiombò nel clamore abituale.
 
 
Rosella si rassettò il bustino dellabito, poi dopo un rapido sguardo allo specchio del corridoio si diresse verso il giardino.
  • Principessa..?- Lo sguattero uscì fuori dalla nicchia, rivestita di damasco rosso, allacciandosi la patta dei pantaloni.
- Pentiti, pentitilora del giudizio finale savvicina anche per te!- La voce tonante della Principessa Rosacroce gli fece accapponare la pelle.
Quella donna aveva un fiuto incredibile nel beccare sempre qualcuno in flagrante.
  • Cosa facevi con le mani poggiate in quel punto innominabile della tua persona?- Gli chiese guardandolo con i suoi gelidi/severi occhi azzurri.
  • Avevo una necessità impellente?- Propose il servo cercando più che altro di convincere se stesso.
  • Il Signore dei cieli che tutto vede, punirà la tua menzogna oltre che lempietà da te commessa- la donna gli si avvicinò minacciosa. Il petto ansante sotto il casto corpetto di percalle nera.
Allo sguattero balenarono pensieri poco consoni al momento; quindi decise di buttarla sul drammatico.
Con un gesto teatrale si gettò ai piedi della principessa gemendo e piagnucolando. Pietà signora e padrona.
Rosacroce elevò al cielo il volto pio ed eburneo un altro peccatore redento. Un sorriso le increspò il volto tirato dai lunghi digiuni e dalle nottate passate a pregare.
 
 
Rosamunda si tamponò velocemente il naso rialzandosi dal nuovo tappeto di seta, recente acquisto di suo padre.
  • Era nuovo! Re Abbondio scrutò con disgusto la macchia di sangue che deturpava il suo tappeto.
  • E talmente spesso che lho scambiato per un gradino. Rettificò la principessa accomodandosi in mezzo ai genitori.
Gli ambasciatori del regno viciniore si scrutarono lun laltro pensosi.
La scena si era svolta così velocemente da non aver dato loro lopportunità di comprendere appieno la portata dellepisodio.
  • La principessa Rosamundainsomma è inciampata?- Cominciò uno dei due piuttosto perplesso.
  • Labito troppo lungo esclamò il re.
  • Un giramento di testa aggiunse nello stesso tempo la regina.
  • Lanatema! chiarì infine Rosamunda a cui era stata data troppa bontà danimo.
  • Lanatemacerto!- Gli ambasciatori raccolsero le loro carte e con servili inchini si defilarono velocemente.
Un silenzio carico di tensione scese sulla sala del trono.
  • Ma comenon andavo bene neanche per questo principe? Domandò la regale fanciulla stupita.
  • Abbondio!- La regina trattenne la mano armata di scettro che stava per calare sulla bionda testolina di sua figlia.
 
Se tu fossi un pochino più attenta non dovrei star sempre dietro a pulire ! Rosalinda, in perfetta tenuta da cameriera, rassettò per lennesima volta il piano della scrivania di sua sorella Rosetta.
  • Se non ci fossi io a sbriciolare a destra e a manca tu ti annoieresti a morte!- La fanciulla ingollò lultimo cucchiaio di zuppa inglese sospirando.
Quellanatema era un cordoglio; non cera verso di placare quella fame insaziabile.
Neanche mangiando cose stucchevoli o pesanti, neanche scegliendo le pietanze più grasse riusciva ad avere una possibilità. Lunico vantaggio era riuscire a conservare una linea snella.
Sospirando spalmò del miele su una spessa fetta di pane bianco; appiccicose gocce di miele imbrattarono la tovaglia candida.
- Rosettaaaa!- le urlò dietro sua sorella sconvolta: le macchie di miele erano piuttosto difficili da togliere!
 
  • .ma si ho capito, mi ricordo tutto!- Rosalba sorrise rassicurante alle sue dodici dame di compagnia che si alternavano per ricordarle tutto quello che lei non era in grado di tenere a mente.
Ogni mattina come prima cosa le facevano ripassare lalfabeto e i numeri; a quel punto la questione era stata risolta brillantemente da una delle ancelle la quale aveva scritto cartellini su ogni oggetto presente nella stanza. La sarta reale aveva anche ricamato scritte sugli abiti della principessa; era stata così abile da farli passare per eleganti arabeschi.
La cosa aveva creato un certo subbuglio quando il reale fidanzato di Rosalba le si era avvicinato per baciarla; mentre le altre volte le ancelle erano riuscite a stornare o tenere a bada il principe stavolta non cera stato verso.
Leolando sera accostato a Rosalinda e prendendole la mano aveva letto polso destro ricamato in oro sulle seta azzurra.
Turbato aveva chiesto spiegazioni alla bella principessa la quale sgranando i begli occhioni chiari aveva guardato il suo braccio leggendo la dicitura con aria sorpresa.
  • Polso destro! rimase un attimo turbata poi alzando il braccio sinistro lesse il seguito.
A quel punto anche il principe si era lanciato in unattenta lettura realizzando che la sua fidanzata era un perfetta idiota.
Subito si era precipitato dal re chiedendola in moglie.
Il sovrano era stato felicissimo allidea di sbolognare una delle sue maledette figlie. Lunico intoppo era cercare di insegnare a Rosalba le norme necessarie per rispondere al prete e sostenere la complicata cerimonia nuziale.
Da sei mesi le ancelle ci lavoravano indefessamente senza risultati apprezzabili.
La principessa imparava dieci cose e ne scordava altrettante.
Il vestito da sposa era cosparso di scritte dorate, la gonna era stata ampliata per aggiungere postille ma Rosalba scordava di leggerle e quindi tutto finiva in una bolla di sapone.
  • Sarebbe più semplice operare una sostituzione! La principessa Rosanna spostò gli occhi dallennesimo libro leggendo le nuove aggiunte sullabito della sorella.
Per lei era impossibile staccare gli occhi da una pagina stampata; riusciva a riposare solo crollando addormentata dallo sfinimento.
  • In che senso?- Domandò Giada, una delle ancelle.
  • Vorreste scambiarla con qualcuno che le somigli?- azzardò Ambra.
  • Chiaramente una delle sue sorelle. continuò Rubina.
  • Ma quale di voi si presterebbe ad un simile gioco?- ipotizzò Esmeralda.
  • E il principe Leolando non riconoscerebbe forse la sua sposa?- domandò Ametista
  • E se fosse velata?- sintromise Zaffira.
  • Ma il matrimonio avrebbe lo stesso un valore legale? Proseguì Diamante.
  • E quando opereremo la sostituzione?- incalzò Topazio.
Ma la principessa Rosanna era caduta di nuovo preda delle pagine di un romanzo damore e sdraiata al sole su un divano non ascoltava più nessuno.
Per comunicare con lei era necessario scriverle e piazzare la missiva aperta sopra la pagina del libro che stava leggendo; a quel punto si avevano circa venti secondi in cui la fanciulla era in grado di comunicare prima di cadere nuovamente vittima dellincantesimo.
Era necessario per questo farle domande precise a cui lei potesse rispondere in maniera coincisa.
Molti principi avevano chiesto la sua mano, fortemente impressionati dallidea innovativa davere una moglie sapiente ed estremamente silenziosa che poteva essere tenuta buona dandole un libro.
Rosanna si era però espressa negativamente su ognuno dei pretendenti, che le aveva dovuto sottoporre una dichiarazione damore scritta di suo pugno.
Avendole trovate tutte (e cinquantasei) insufficienti si era rimandata la questione a quando i reali avessero imparato ad esprimersi meglio per via cartacea.
  • Ti ho ricamato un fazzoletto!- con la sua abituale irruenza Rosaspina entrò nella stanza porgendo a sua sorella Rosalba una specie di cencio bianco su cui spiccavano delle macchie colorate che volevano essere fiori.
  • Ohhche bello!- Rosalba prese fra le mani il cencio guardandolo trasognata- Cosè? -
  • Sono brava, vero?- Domandò la principessina sfoggiando un gran sorriso di compiacimento.
Da quando lavevano informata del suo terribile destino si era data da fare per imparare ogni sorta di lavoro femminile; era negata in tutto!
Si pungeva a sangue con lago, intrecciava sempre i fili del telaio e si legava con la spoletta. Più volte le avevano estratto schegge di legno, dei ferri da calza, da mani braccia e occhi.
Con luncinetto erano sempre tutti a quattro zampe per cercarlo a terra, con i lavori a tombolo riusciva ad intrecciarsi a morte le mani tanto che più volte avevano dovuto tagliare via tutto il lavoro con il rischio di amputarle le dita.
Avevano anche provato ad insegnarle a filare la lana; essendo il suo anatema personale magari... Si era quasi uccisa senza bisogno di ricorre alla maledizione tanto che ogni fuso era stato bandito dal castello; inutile precorrere i tempi.
  • Ho fatto anche uno scialle per Rosanna disse porgendo un pacchetto di carta da giornale alla sorella.
Questa posò lo sguardo sulla carta stampata scartando linvolto - meraviglioso!- Riuscì a dire incantandosi a leggere quello che Rosaspina aveva ricamato sulla stoffa nera.
La principessa, come quasi tutte le sue sorelle era poco istruita e quindi pur sapendo scrivere era leggermente sgrammaticata e aveva qualche problema nella costruzione delle frasi.
Il massimo della sua espressione erano i pensierini, ma per amore della sorella si era sforzata componendo qualcosa di atroce.
Al palazzo Rosaspina era la più amata, nonostante la sua goffaggine, per la tenacia con cui lottava contro lanatema.
Difatti mentre le sue sorelle li subivano passivamente lei aveva eletto il proprio anatema a filosofia di vita.
 
 
Gli anni si susseguirono pieni di eventi e Rosaspina crebbe piena di ogni virtù; ma ardeva segretamente in lei un selvaggio spirito ribelle.
Vedere i suoi familiari destreggiarsi con gli anatemi e subirli la faceva imbestialire; doveva pur esserci un sistema per porre fine a quella tirannia che li asserviva alla malvagia Nigeria.
Rosaspina si mise dimpegno a fare esperimenti sulle sue sorelle.
La prima a subire le attenzioni della principessina fu Rosanna, la quale si vide costretta a lottare strenuamente per poter finire un avvincente romanzo damore.
Rosaspina con tutta la sua caparbietà cercava di sfilarglielo di mano e di distrarla parlandole.
Ma gli occhi di Rosanna non si staccavano dalle pagine del volume e le sue mani lo avvinghiavano in una morsa ferrea.
Per nulla intimorita la giovane ribelle cominciò a strappare le pagine del volume sotto gli occhi febbrili e atterriti della sorella la quale non solo faticava a seguire la trama del romanzo, ma anche a tenere il volume che rimpiccioliva a vista docchio senza che la furia di Rosaspina si calmasse.
Quando del libro non rimase più che la copertina Rosanna dette un urlo cadendo stesa a terra in catalessi; gli occhi sbarrati e le mani contratte sui resti del libro (era una copia autografa del Boccaccio).
Rosaspina la adagiò su un divano e attese pazientemente che sua sorella rinvenisse.
Aspetta oggi e attendi domani dopo sette giorni dovette darsi per vinta; mise in mano a Rosanna un bel libro nuovo aperto alla prima pagina, e quella si rianimò in un istante.
Per nulla convinta dal recente insuccesso decise di provare con un approccio leggermente più morbido; seguì per giorni sua sorella Rosalinda studiandone le mosse poi un giorno in cui era distratta le tese un tranello.
Era una bella giornata di sole e in base al suo programma settimanale Rosalinda sarebbe salita in terrazza per stendere i panni.
Rosaspina attese che la sorella imboccasse lo stretto corridoio che portava alle scale per accalappiarla, legandola e imbavagliandola; la poveretta cercò di strisciare sul pavimento per raccogliere i panni o quantomeno lucidare il parquet, ma Rosaspina la bloccò ad una poltrona.
Non appena si vide immobilizzata Rosalinda sbarrò gli occhi cadendo in uno stato stuporoso.
Come la volta precedente Rosaspina attese che sua sorella rinvenisse.
Dopo dieci giorni (e dopo averle fatto annusare ogni cosa immaginabile per farla rinvenire) dovette darsi per vinta; liberò Rosalinda che ripresasi in un lampo cominciò a raccogliere i panni per rilavarli e già che cera lucidò anche il parquet.
A quel punto la principessina aveva dati sufficienti per comprendere che gli anatemi non potevano essere sciolti in maniera così semplice e diretta.
Pensa che ti ripensa decise di optare per un approccio più scientifico; trascinò sua sorella Rosanna in biblioteca e, dopo aver bruciato ogni romanzo disponibile, la costrinse a leggere libri di occultismo e magia; alla fine di ogni libro rivolgeva alla sorella domande precise e richieste su quanto le interessava, prendeva rigorosamente appunti e poi le appioppava un altro volumone da leggere.
In breve ebbe un compendio preciso e sintetico su tutto quanto concerneva anatemi/maledizioni & trasformazioni magiche (da qui un tale prese lidea per scrivere compendi per ogni argomento trattabile nei libri).
Forte di questa sua nuova conoscenza la principessa si mise subito al lavoro sperimentando sistematicamente formule e pozioni trovate nei libri.
Dopo essersi procurata le erbe magiche, a prezzo di appostamenti notturni in cimiteri, scalate su impervie montagne, attese spasmodiche del cambio delle fasi lunari, trappole per catturare ratti, ragni, lucertole e ogni tipo di bestia schifosa e repellente, finalmente Rosaspina riuscì a produrre la sua prima pozione.
Subito si precipitò ad offrirla a Rosetta, la quale golosa comera la trangugiò afferrando il bicchiere dalle mani della sorella.
Laveva appena ingoiata quando una serie di orribili pustole verdi le comparvero su tutto il viso, le pustole si gonfiarono scoppiando e impiastrando di liquame verde tutto quanto nel giro di cinquanta metri.
Rosetta urlava di terrore e Rosaspina controllava il suo compendio per vedere se la reazione alla pozione fosse ottimale.
  • Va tutto bene- sorrise alla sorella scrollandosi di dosso i filamenti di muco verde.
  • Adesso ti farai un bel bagno caldo e sarà tutto a posto. Le sorrise, di nuovo, con aria rassicurante mentre Rosetta isterico/sconvolta non sapeva cosa dirle(ma avrebbe saputo cosa farle).
In compenso, vuoi il disgusto vuoi lo choc, lappetito sembrava esserle completamente passato.
Dopo averla lavata e profumata Rosaspina offrì una fetta di torta a sua sorella; la principessa guardò il dolce con aria sdegnosa.
Rosaspina la tentò con un piatto di lasagne, un timballo di melanzane, un fagiano al forno ma niente sembrava interessare Rosetta che se ne stava sdegnosamente composta in unelegante poltrona.
  • Direi che ha funzionato; non devi più mangiare a rotta di collo. Rosaspina guardò soddisfatta sua sorella, che finalmente dopo anni di masticamento ininterrotto riusciva a tenere ferme le mascelle.
  • Ti sono molto grata; magari la prossima volta che desideri fare un esperimento su di me sii così cortese da avvisarmi!- Le rispose Rosetta con un bel sorriso a metà fra lo sfinito e il furibondo.
Rosaspina guardò sua sorella trovandola molto bella, regale e antipatica.
 
Incoraggiata dal successo ottenuto, Rosaspina, consultò febbrilmente il compendio.
Così una notte di luna piena, dopo aver preparato i soliti ingredienti, quatta quatta scivolò nelle stanze di Rosalba e, dopo aver narcotizzato le sue onnipresenti ancelle (succo di camomilla e laudano spray; una sua creazione) la trascinò con sé in una vicina cappella sconsacrata.
La poveretta non oppose resistenza; seguiva la sorella ricordando a malapena la propria esistenza.
Rosaspina la condusse al centro della stanza e dopo averle detto di starsene zitta e buona cominciò a disegnarle intorno un pentacolo recitando a mezza voce formule magiche, scongiuri e incantesimi.
Per fortuna Rosalba era troppo stolida per comprendere la benché minima cosa, (difatti non urlò quando uno scorpione le passeggiò sulla scollatura) per cui dalla sua bocca non uscì che un Ohh! stupefatto quando intorno a lei cominciarono a materializzarsi fiamme azzurro violette.
A quel punto Rosaspina, controllato con un apposito termometro che le fiamme fossero alle temperatura giusta, cominciò a buttarvi sopra ciocche di capelli (precedentemente tagliati) della sorella, pezzetti dunghie e un composto fatto di scaglie di tartaruga, rospo e squame di pesce.
Non appena le fiamme si furono alzate di mezzo metro, avvolgendo la povera Rosalba che se ne stava al centro del cerchio di fuoco con la bocca e gli occhi spalancati, la principessa cominciò ad intonare una nenia ossessiva e a girare vorticosamente intorno al cerchio.
Compiuti sette giri in un verso e sette nellaltro si fermò di faccia a sua sorella e le gettò addosso un liquido lattiginoso di cui è bene non sapere gli ingredienti.
Rosalba cacciò un urlo disumano contorcendosi in preda a spasmi di dolore; poi dalla sua bocca spalancata uscì una specie di nube nera formata da quelli che parevano minuscoli ragnetti.
Le fiamme viola lambirono e bruciarono i ragnetti spegnendosi subito dopo non appena lultimo di essi fu bruciato.
  • Rosalba..?- Rosaspina si avvicinò alla sorella che sera accasciata a terra sfinita.
  • Rosaspina!- La principessa si guardò intorno.Piena di offesa dignità si rialzò da terra spolverandosi la camicia da notte ridotta ad un cencio informe. Una chiesa sconsacrata, negromanzia.- uscì dal pentacolo scrutando con un certo disgusto la sorella - ti stai avviando su una strada oscura o cosaltro?
  • Ti liberavo dallanatema. Ci tenne a precisare la fanciulla la quale sera aspettata dei ringraziamenti e delle lodi almeno da Rosalba.
  • Lanatema? Ah certo; veramente una cosa seccante. Ti ringrazio; vogliamo tornare al castello..mi sento un po stanca.
 
Incoraggiata da questi successi Rosaspina proseguì nei suoi esperimenti riuscendo in breve a liberare tutte le sue sorelle.
Dopo i primi attimi di gioia, ognuna delle principesse tirò fuori il meglio del proprio carattere.
Così vivere al castello divenne un inferno: le principesse erano tutte arroganti, presuntuose e litigiose.
Non facevano che spendere soldi e lamentarsi, litigare e creare incidenti diplomatici.
Bisticciavano furiosamente anche per accaparrarsi il miglior marito e più di un principe era stato strattonato fra Rosanna e Rosetta.
A quel punto re Abbondio ordinò a Rosaspina di annullare i controincantesimi.
Senza farsi troppo pregare la principessina eseguì lordine paterno. Vuoi che fosse un effetto collaterale, delle sue pozioni, vuoi il caso ma le sue sorelle erano diventate odiose.
Ancora una volta Rosaspina dovette arrendersi allevidenza che lanatema andava vissuto così comera concepito.
Non le restava che provare ad evitare di dormire per cento anni consecutivi.
Spronata da questidea si mise subito al lavoro.
 
Passarono i giorni, trascorsero i mesi e la vita al castello riprese a scorrere come al solito.
Re Abbondio aveva fatto d una questione donore (e di denaro) la sistemazione di tutte le sue figliole, le quali erano ritornate docili e tranquille, ma gli costavano lo stesso un capitale.
Dopo i primi insuccessi aveva creato una commissione pro anatema al fine di studiare e ammortizzare ogni possibile effetto negativo delle maledizioni personali delle principesse.
Dopo mesi di trattative, indagini, consultazioni, folli litigi, sfide a duello, finalmente la commissione ( il cui numero era calato da sessanta a trenta membri) aveva elaborato una strategia matrimoniale per ogni principessa.
La prima a convolare a giuste nozze era stata Rosalba, la quale aveva lindubbio vantaggio di avere un uomo già disposto a sposarla e a tenersela, smemorata comera.
Lunico terribile scoglio era dovuto al complicatissimo cerimoniale nuziale in uso presso la corte del promesso sposo, principe Leolando.
Gli sponsali prevedevano che Rosalba ripetesse preghiere, cantasse, rispondesse ad alcune frasi di rito e addirittura componesse una preghiera.
Non potendo sostituire la sposa, per ovvie ragioni, la commissione aveva deciso di sfruttare le ancelle/tutrici della principessa per farle diventare un coro greco; esse avrebbero parlato al posto di Rosalba.
Ognuna si occupò di interpretare una parte della cerimonia e tutte insieme cantavano gli inni sacri raggiungendo livelli canori pari a quelli dun coro lirico (piovvero difatti offerte di scrittura per le dieci fanciulle).
Ne era risultata una cerimonia elegantissima e innovativa che aveva presto avuto delle imitazioni.
In effetti Rosalba aveva unaria talmente eterea che non ci si poteva aspettare che potesse in effetti anche parlare.
Incoraggiate ed esaltate dal successo le ancelle presero in mano la vita di Rosalba diventando il suo coro greco perpetuo.
Ognuna di loro si specializzò in un ruolo.
Ambra esprimeva frivolezza; era capace di intrattenere il principe solo parlando della forma di una collana.
Esmeralda era quella poetica; al termine dei suoi discorsi il principe si gettava ai piedi della moglie ritenendosi luomo più felice e fortunato della terra.
Zaffiro era lenergica addetta alle sgridate, Topazio la tragica, Rubina la capricciosa, Agata la saggia, Diamante lelegante, Giada la mistica, Ametista la mondana, Acquamarina la lussuriosa, la quale andava ben oltre il suo dovere organizzando orge talmente varie e sopraffine da gettare qualche dubbio sulle origini dei suoi parenti.
Tutte seguivano gli avvenimenti di corte ed erano sempre pronte ad entrare in scena al momento giusto non lasciando a Rosalba che la funzione di beata/beota marionetta dal bellaspetto.
Una volta sistemata la prima figlia, re Abbondio(coadiuvato dalla famigerata commissione) si dedicò alla più vecchia, Rosetta che contava ormai 25 anni e rischiava lo zitellaggio.
Non essendo possibile farla smettere per un solo istante di ingollare cibarie il re emise un bando in cui si prometteva la mano della figlia al principe o nobile che fosse in grado di mangiare più di lei.
Dopo molti infruttuosi tentativi (e pesanti esborsi da parte di re Abbondio il quale per rifarsi fu costretto a diminuire gli stipendi di tutto il suo seguito), finalmente il marchese di un lontano regno risultò essere afflitto da un anatema di gran lunga più terribile di quello di Rosetta.
Fu amore al primo morso. Re Abbondio trascinò in chiesa figlia e genero, sequestrò un prete di campagna in viaggio di piacere e si ebbe un matrimonio lampo.
Alle proteste del genero, marchese Vorace, sulla presunta taccagneria del re gli venne fatto notare che il banchetto di nozze si era svolto come preambolo e non cerano viveri a sufficienza per soddisfare le esigenze sue e di Rosetta.
Vorace ingoiò amaro (Lucano) e insieme alla sposa se ne partì per un lungo viaggio di nozze gastronomico.
Incoraggiato dal successo il sovrano, questa volta fortemente coadiuvato dalla moglie ( mentre la commissione operava nellombra e nel più assoluto riserbo) trovò uneccellente sistemazione per Rosalinda dandola in sposa ad uno dei re più avari delle venti contee.
Con sua somma gioia, la fanciulla non aveva un attimo di tregua dovendo occuparsi di tenere in ordine un intero castello con tutti gli annessi e i connessi (incluso parco da trenta ettari) senza avere a disposizione che tre servitori.
Era per lei fonte di immensa gioia crollare sul letto sfinita e dormire i sonni beati di chi sa che lindomani potrà sfaccendare il doppio del giorno precedente.
A dire il vero nella sua famiglia si era sempre sentita piuttosto frustrata; la nuova sistemazione col principe Zecchino era per lei il coronamento dogni suo desiderio, e siccome era profondamente felice trovava anche il tempo due volte a settimana per assistere i poveri della parrocchia. La commissione subì un forte rallentamento quando si trattò di decidere la sorte di Rosacroce. Molti erano dellidea che una segregazione a vita fosse lideale, ma ci fu chi con estremo senso pratico (re Abbondio) propose semplicemente di mandarla come missionaria nei possedimenti nemici.
Solo laffetto materno della regina Rosa consentì alla commissione di prendere una decisione più umana, consentendo a Rosacroce di spostarsi in una zona di confine e fondare un ordine monastico di cui lei potesse, visto il rango elevato, essere la badessa.
Dopo i primi momenti di solitudine, essendo il convento decisamente vuoto, Rosacroce andò predicando per le strade riuscendo così a radunare intorno a sè un gruppo di laici bigotti dambo i sessi che accettarono di dar vita con lei ad un nuovo modo di vivere la fede. Il successo dei fustiganti fu rapido e dovuto allabile manipolazione di uno dei primi seguaci di Rosacroce.
Era questi un mercante indebitato fino al collo il quale vedendo predicare la principessa si accorse subito daver trovato una gallina dalle uova doro.
Subito si dette da fare per organizzarle conferenze e campagne promozionali.
Molti si unirono a Rosacroce rimpinguando le casse del neo convento dei fustiganti.
Riuscire a guadagnarsi la vita eterna sembrava essere una necessità primaria.
E mentre Rosacroce predicava nelle piazze e nei pollai, proseguivano i preparativi di nozze delle sue sorelle.
Per la principessa Rosanna non ci furono problemi ne discussioni; bastò indire un concorso letterariodi cui fosse lei stessa premio e giuria (con notevole risparmio di fondi per il padre il quale ripristinò gli stipendi alla commissione).
La sfida era talmente allettante che molti principi e nobili si misero sotto a studiare per essere allaltezza di un simile fenomeno.
Dopo mesi di folli sfide a colpi di inchiostro e calamaio ( con molti feriti contusi e pochi morti) la gara ebbe termine quando Rosanna si incastrò a leggere la dichiarazione damore più bella, complicata e lunga che le fosse mai capitata davanti agli occhi.
Dopo sei ore di lettura approfondita alzò rapidamente la pergamena sopra la testa gridando: lo sposo!
Fu una cerimonia bellissima e anche questa di molto buon gusto.
La regina, ricordando gli accorgimenti usati per Rosalba, regalò allo sposo un abito fittamente ricamato per di più scritto in una lingua che Rosanna aveva appena finito di studiare.
Per tutta la durata della cerimonia Rosanna non riuscì a staccare gli occhi dallo sposo.
In seguito la regina si premunì sempre di spedire al cognato abiti fittamente ricamati (ognuno in una lingua diversa se non addirittura mescolate nello stesso abito); ogni abito era una lettera contente notizie da casa.
Così Rosanna oltre ad essere minuziosamente informata su quanto avveniva nel castello avito era sempre segnata a dito come una sposa docile, sottomessa, studiosa e dotata di una venerazione tale per il marito da passare ore in sua contemplazione.
 
Per Rosamunda il re, ansioso di risparmiare, indì il solito bando che attirò molti concorrenti.
La bellissima principessa avrebbe sposato che le avesse costruito il castello/villa/magione in cui fosse riuscita a passeggiare senza che il suo piede trovasse inciampo.
Dopo molti infruttuosi tentativi (con unabile scusa il re confiscò tutte le case rivendendole ad un prezzo esorbitante), finalmente un celebre e rinomato architetto costruì un castello che si estendeva per ettari di terreno e che non aveva nessun gradino e nemmeno soglie. Il pavimento era liscio e affrescato con splendide figure, in modo che Rosamunda non riuscisse a sbattere la faccia fra le interconnessioni delle mattonelle. Labile architetto oltre a sposare la figlia del re ottenne subito un ingente numero di commissioni per case da costruire in ogni contea e reame nei dintorni e oltre.
In pochi anni accumulò un patrimonio tale da poter concedere ai regnanti di venti contee prestiti a lunga scadenza senza risentirne minimamente (con somma invidia di re Abbondio il quale chiese al genero di poter formare una società con lui).
 
La penultima e più difficile da sistemare era senza dubbio Rosella; come si poteva sistemare una figlia che aveva sedotto perfino larcivescovo del reame?
La commissione pro sistemazione figlie e/o principesse colpite da anatemi propose di farle sposare un uomo paravento e di spedirla come spia nei territori nemici (una variante del piano per la sistemazione di Rosacroce).
Lidea piacque molto alla principessa, ma non a sua madre la quale dovette essere sedata con vari tipi di tisane e tranquillanti per un periodo di due anni.
Detto fatto si trovò un ricco nobile residente nel reame, da secoli in lotta col casato reale.
Il re brigò, falsificò, corruppe fino ad ottenere la resa del famigerato barone il quale accettò di sposare la bella fanciulla solo dopo che re Abbondio ebbe fatto onore a qualche sua richiesta personale (ampliamento della baronia, restauro del castello avito, aumento della dote della sposa, cerimonia a carico del sovrano, titolo ereditario fino alla novecentonovantanovesima generazione, posto accanto al re in tutti i banchetti feste e/o affini, immunità diplomatica e altre cosucce simili).
La cerimonia fu breve e modesta (il re sera svenato a sufficienza per permettere ulteriori sprechi). La Principessa era sposa da meno di ventiquattro ore e già era finita orizzontale nonchè verticale, con metà del seguito del marito.
Prima di partire per la sua nuova vita andò personalmente a portare le informazioni estorte al nemico e a ringraziare il padre per lo stupendo matrimonio che le aveva combinato.
In tanta felicità lunica ad essere molto scontenta se non furibonda era la giovane Rosaspina, la quale forte dellaiuto materno aveva spesso tentato di sabotare i matrimoni delle sorelle.
Ormai quasi diciottenne dimostrava a tutti (quelli che per puro caso non lo conoscessero) il suo carattere ribelle e intollerante delle ingiustizie e dei mali del mondo.
Quei matrimoni erano per lei unorribile farsa.
Spesso aveva rimproverato genitori e sorelle di accettare di buon grado gli anatemi.
Lei era per una tattica dura.
Più duna volta erano riusciti ad impedirle di evocare la fata nera.
Rosaspina aveva imparato a memoria formule e riti e bisognava stare attenti a non perderla di vista per più di venti minuti altrimenti in un batter docchio disegnava a terra un pentacolo e cominciava con gli scongiuri.
Durante il matrimonio di Rosetta era riuscita a comporre un pentacolo con dei bignè alle creme miste; per fortuna/sfortuna la sposa era passata a salutarla e mentre la baciava aveva ingollato sette dolcetti spezzando il pentacolo.
Rosaspina era stata portata via a forza.
  • Le parlerò, le dirò il fatto suo e la dovrà capire!- Gridava dibattendosi fra le braccia delle ancelle /guardie del corpo create solo per lei.
A nulla serviva spiegarle che la fata nera provava un gusto folle nellinfliggere anatemi; niente, Rosaspina insisteva.
Non riuscendo ad evocarla le mandava infuocate lettere piene di sdegno; non sapeva che anche il servizio postale era in combutta con suo padre e che le sue missive venivano prontamente gettate nella fornace.
Re Abbondio aveva provato a far sposare anche la sua ultima figlia, ma aveva incontrato la netta opposizione di Rosaspina la quale affermava di volersi sposare solo dopo aver sciolto definitivamente tutti gli anatemi, compreso il suo.
Però con la strega non poteva parlare e per tutto il castello e dintorni non esistevano fusi neanche a pagarli a peso doro.
Frattanto la data del suo diciottesimo compleanno si avvicinava; presto si sarebbe punta con un fuso e avrebbe dovuto aspettare cento anni che uno sconosciuto si decidesse a darle un sacrosanto bacio.
Lidea che un tizio qualsiasi dovesse avere tra le mani il suo destino la innervosiva parecchio, per questo si mise a rimuginare su una soluzione più accettabile.
Dopo aver scartato ogni sorta di temerario e assurdo piano fu proprio da sua sorella che le venne laiuto.
Rosella era di passaggio al castello, come si poteva notare dal numero di servi e garzoni semi discinti in ogni angolo del palazzo, per presentare al padre un rapporto di tutto quella che aveva scoperto durante la settimana.
La principessa era stata costretta, dalla mole di lavoro, a prendere tanti di quegli appunti da dover fare molto spesso rapporto al padre.
Lidea di unire lutile al dilettevole riempiva Rosella di orgoglio e soddisfazione.
Re Abbondio trovava la cosa oltremodo vantaggiosa specie per le casse dello stato che stavano rimpinguandosi a vista docchio; la commissione pro anatemi era stata riciclata in commissione pro ricatti & compromessi.
Rosaspina si fece due conti, in senso figurato (non avendo le cognizioni scientifiche e le abilità manuali della sorella), comprendendo che il segreto del successo di Rosella era facilmente sfruttabile a proprio vantaggio.
Così nei giorni seguenti prese a civettare velatamente(aveva chiesto spiegazioni alla sorella e faceva la metà di quello che le era stato detto) con tutta la popolazione maschile del castello, escluso il re.
I maschi si passarono subito parola, se buon sangue non mente forse la principessa Rosaspina poteva eguagliare se non superare le eccelse doti di sua sorella.
La fanciulla non si contentò daver messo in subbuglio la corte; con la scusa di un fantomatico anniversario organizzò una festa danzante della quale compilò personalmente la lista degli invitati.
Il re, sebbene piuttosto seccato (sempre per problemi di finanza), la lasciò fare; magari Rosaspina si sarebbe trovata subito un marito riuscendo a evitare o ritardare il proprio anatema.
Così una bella sera dinizio primavera ben cinquanta fra nobili e principi si trovò riunita nella sala da ballo del castello; gli invitati si guardarono lun laltro piuttosto dubbiosinon cerano che uomini fra loro.
Lorchestra attaccò una marcia trionfale e dallo scalone centrale fece il suo ingresso la principessa Rosaspina scortata dai genitori.
Gli occhi degli astanti si puntarono sulla fanciulla la quale indossava un magnifico abito di velluto azzurro trapunto di stelle dargento.
Anche i lunghi capelli biondi erano fermati sul capo da stelle dargento.
Subito un dei principi si fece avanti invitando Rosaspina a ballare; la fanciulla oltre ad essere molto bella aveva uno splendido portamento e danzava leggera come fosse una farfalla.
Un ballo dopo laltro i giovanotti se la contesero fino a mattino.
Rosaspina si fece un punto donore di civettare con tutti e cinquanta.
 
Due settimane dopo la principessa sinventò un altro anniversario e indì una nuova festa con altri cinquanta fra nobili e principi del reame accanto.
Tutto si svolse come la volta precedente e Rosaspina si godette altre due settimane di riposo prima di scovare un ennesimo anniversario.
Con immensa preoccupazione, per i cordoni della borsa, re Abbondio non riuscì ad impedire alla figlia di dare feste per un anno intero.
 
E venne il giorno del compleanno di Rosaspina; lei stessa si organizzò un ricevimento fantasmagorico riuscendo ad occupare lintero parco reale (novanta ettari di terreno).
Quel giorno scelse un abito di seta verde che le faceva risaltare lincarnato e i bellissimi capelli.
Anche in quelloccasione trovò il tempo per civettare, promettere, giurare, sorridere, baciare e permettere audaci carezze (questione di punti di vista) a tutti i principi.
La festa, durata una settimana, lasciò tutti i giovanotti in piacevole aspettativa; la principessa aveva promesso di rivelare di lì a giorni il nome del suo sposo.
A quel punto Rosaspina si mise tranquilla attendendo.
Tutto procedeva come aveva stabilito.
Ad un mese esatto dal suo compleanno, mentre curiosava nelle soffitte del castello simbattè casualmente in una vecchina che filava.
  • Cara vecchina, cosa state facendo?- Le chiese per nulla incuriosita avvicinandosi.
  • Sto filando- la vecchina, pesantemente truccata con gli ultimi colori alla moda, le sorrise- vuoi provare?
Rosapina le sorrise ben consapevole, poi preso in mano il fuso la guardò con aria di sfida. - Perché no?- Pensava che dopo anni di duri allenamenti forse ce lavrebbe fatta a filare quel tanto che bastava a stornare lanatema.
Non aveva neanche cominciato a filare che la lana simpigliò nel fuso e nel tentativo di districarlo la fanciulla si punse.
La vecchina scoppiò in una fragorosa risata.
Rosaspina le gettò uno sguardo ironico/furioso poi crollò a terra esanime.
In un lampo di luce la vecchina si trasformò nella perfida fata Nigeria elegantemente avvolta in un abito di lamè rosa shocking bordato di piume di struzzo rosso carminio.
Ancora una volta aveva trionfato; era riuscita a stregare lintera famiglia reale.
Si complimentò con se stessa precipitandosi allufficio per lassegnazioni di premi trofei e affini.
Da secoli mirava ad aggiungere un altro trofeo alla sua collezione; ne aveva trentasei assegnati per la strega peggio vestita, quindici per la peggio truccata, uno per la costanza nellaccanirsi su una stessa dinastia, ottantasei per labilità nello scatenare risse, uno al fascino femminile.
La fine di Rosaspina era il culmine della sua brillante carriera.
 
 
Ma Rosaspina aveva dato istruzioni dettagliate.
Mancando di presentarsi dopo unora dalle ancelle/guardiane, essa fecero rapporto alle guardie reali che si sparsero per il castello cercandola in ogni luogo, dalle stalle alle torri più alte.
Fu un giovane soldato a rinvenire il corpo esanime della giovane.
La fanciulla era così bella con il viso disteso in quel sonno innaturale, che il giovane si chinò a baciarla.
Rosaspina non si svegliò, mugolò, si mosse ma niente di più.
A quel punto il soldato, come da istruzioni la portò in una elegante camera da letto preparata per loccasione.
La stanza conteneva solo un favoloso letto a baldacchino nella quale la principessa fu adagiata in bella mostra; la sarta le sistemò il vestito, la parrucchiera aggiunse forcine allacconciatura e la truccatrice le spennellò il volto con unimpalpabile velo di cipria profumata.
Tutto era pronto da mesi.
Alla stanza si accedeva per un ingresso riservato che evitava le sale del castello.
Una meravigliosa scala, si snodava in unampia spirale, ornata da una galleria di vegetali e splendidi fiori così da dare limpressione di attraversare un selvaggio e magico giardino.
Di lì a poco quaranta messi reali partirono al galoppo per affiggere in tutte le piazze del reame e oltre, un volantino in cui si proclamava che la principessa e tutto il suo regno sarebbero andati a quelluomo che lavesse svegliata dal suo sonno magico con un bacio.
Il proclama non era affisso da unora che già gli uomini si spintonavano su per la scala che conduceva alla camera da letto.
 
Frattanto la fata Azzurra che si era precipitata al castello per avvolgerlo in un incantesimo protettivo si trovò di fronte ad una situazione ben diversa dalle scene di panico e dolore che sera aspettata.
Sbigottita chiese informazioni ai giovanotti,allupati, in paziente attesa davanti alla scalinata che conduceva alla stanza della principessa, una lunga fila si snodava lungo i viali del parco reale. Stava quasi rimettendosi dallo choc quando un tramestio improvviso si levò dalla folla dei giovanotti.
Ad un balcone splendidamente decorato da magnifici fiori, si affacciò Rosaspina viva e vegeta mano nella mano ad un magnifico e aitante manovale.
- Il grande amore- pensò sarcasticamente la fata osservando la gioia negli occhi del neo principe, i cui poderosi muscoli erano tesi sotto la camiciola stinta.
 
La principessa Rosaspina accettò molto volentieri di sposare laitante manovale, qualcosa in lui laveva fortemente colpita.
Re Abbondio però piantò subito una gran storia tanto che a nulla valsero le suppliche dei suoi parenti.
Così Luigi, il neo principe, un giovanotto molto sicuro di sé ed estremamente volitivo, preso in disparte il re seppe convincerlo a modo suo.
Non erano trascorse ventiquattro ore che dagli archivi reali sbucava fuori una pergamena comprovante antichi natali alla famiglia di Luigi (per gli amici Giggi).
Però al suo matrimonio, per non fare parzialità, furono invitati tutti, inclusi contadini e pecorari.
Lospite donore fu senzaltro Nigeria mandata a prelevare direttamente nella sua magione da un cocchio e una scorta donore.
Infine la principessa Rosaspina e il suo sposo vissero felici e contenti senza più anatemi pendenti.
 

Torna ai Testi