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Finalmente ne hanno accertato
la fondatezza della segnalazione fatta alla Sopraintendenza alle Antichità
della Calabria.
Le Autorità recintano la zona di rispetto
archeologico.
Si tratta di importanti reperti archeologici, segnalati da Stefano
Bonfà alla Sopraintendenza alle antichità
della Calabria, attribuiti alla popolazione italiota, di etnia
sicula, che viveva in questo territorio prima della fondazione delle colonie
della Magna Grecia.
Si tratta di affreschi parietali all'interno della grotta di Nino Martino,
sita nella piana di Litri.
... si nota che le pareti interne sono ricoperte in più punti da
un particolare intonaco che ha l'apparenza di roccia arenaria. Tracce
di un unico affresco sono visibili lungo tutta la parete frontale. Sull'intonaco
sono ancora evidenti le tracce della pressione esercitata nella stesura
del disegno a fresco. Il colore del disegno appare scuro, con una forte
dominante blu.
Nella parte superiore la rappresentazione è essenzialmente geometrica,
con un insieme di linee che dal basso convergono verso l'alto intersecandosi
a griglia.
Nella parte centrale si nota una figura maschile, regale e terrificante,
con un becco uncinato e lunghe ali dentellate che cingono un teschio;
in corrispondenza del petto si intravedono tracce di una scritta con i
caratteri dell'alfabeto dei Siculi; più in basso si riscontrano
i tratti di una figura femminile , maestosa come una regina, con il viso
di fanciulla e le lunghe ciocche di capelli ondeggianti; ancora più
in basso in linea con le due figure precedenti, la parete presenta un
intaglio a gradino, come si trattasse la base di appoggio di un altare;
la grotta, forse annessa ad un cimitero ipogeo, molto probabilmente era
un tempio siculo dedicato alla divinità dell'oltretomba, Ade (Aidoneus)
e Persefone (Pasicrateia).
Lo stile del disegno, lineare con geometrie ancora elaborate, induce a
collocare gli affreschi nel Periodo Siculo III (800 - 650 avanti Cristo). |
In realtà, più che di una grotta naturale, si tratta di
una struttura megalitica, vistosamente modellata ed affrescata dall'uomo
(ora semi-distrutta dall'incuria del tempo e dai numerosi eventi sismici).
E' ovvio che non può essere opera di un singolo eremita o di una
comunità di basiliani, visti anche i temi pagani dei disegni, ma
si tratta dell'opera di un popolo di cultura pre-cristiana.
Questo popolo, di lingua non greca e non latino-romana, doveva essere
abilissimo nella lavorazione della roccia, così come lo erano i
Siculi che abitavano queste contrade prima dell'arrivo dei fondatori di
Locri Epizefiri (è nota l'influenza dei Micenei sulla cultura sicula).
I Siculi, d'altra parte, soddisfano tutte le caratteristiche che questo
popolo doveva possedere, sia dal punto di vista stilistico ed architettonico
che da quello religioso.
Il fatto che il Periodo Siculo II non sia rappresentato in questa parte
d'Italia, unitamente ad altre considerazioni, mi hanno indotto a collocare
i reperti in questione nel Siculo III (800-650 aC).
Ovviamente è solo una ipotesi personale, scevra da
qualsiasi presunzione di certezza. Ma continuo ad indagare e studiare
i luoghi ed i monumenti naturali. |