| AD UNA RAGAZZA DI SAMO Di Gianfranco Cordì |
| Ti vedo passare oggi donna fatta coi tuoi capelli biondi vicino casa
mia. E si che la conosci bene casa mia o almeno dovresti conoscerla. Ti ricordi? Quando venivi da me d'estate e ci baciavamo e ci abbracciavamo nell'androne dell'ingresso? Non è poi passato molto tempo. Ti voglio bene come allora se vuoi saperlo e come allora ti aspetto nell'androne. C'era mio zio Franco che voleva dormire e che ci cacciava e tu che salivi a casa mia ed io che ti facevo entrare. Bella lo sei sempre stata ma oggi lo sei di più. Te lo posso assicurare. E che vita la tua! Qui non ti nomino per non avere problemi ( con la tua famiglia) e con la mia famiglia. Ma nel mio cuore il tuo nome è scritto a lettere d'oro. Bella lo sei sempre stata ma oggi sei più fresca, più giovane ( se ciò è mai possibile) più vera. Oggi che sei quasi mamma e quasi trentenne come me. Samo era un paradiso. L'estate la nostra alcova. E come aspettavamo quella stagione e come ci divertivamo. Io almeno mi divertivo. Ci mandavamo lunghe lettere dove ci dicevamo di tutto. Io allora quattordicenne che non sapevo che cosa si potesse e dovesse fare con una ragazza come te ti chiedevo di trovare un posto dove poterci vedere senza fastidi. Ma avevo idee confuse su cosa fare una volta in quel posto. Tu che eri molto più decisa e precisa di me che avevi bellissime idee per la testa e sapevi cosa farci in quel posto. Le tue lettere erano meravigliose. E quando ci baciammo per la prima volta, in riva al mare di Bianco. Che emozione! Era il mio primo bacio ma non il tuo primo. E prendesti, se non sbaglio, proprio tu l'iniziativa. Eri bellissima : la più bella. Era un invidie per tutti i miei amici vederti con me. Come eri bella, ma questo l'ho già scritto. Chissà se leggerai mai questa pagina di Internet, chissà cosa penserai: ti riconoscerai? Oppure penserai che sto parlando di un'altra. No, parlo proprio di te. E non ne ho pudore. Parlo di te che, bionda, mi venivi incontro di mattina e di sera e specialmente la sera. La nostra lunga estate dell'ottantaquattro. Che bellezza! E che emozione poterti incontrare. Ci vedevamo in riva al mare ( e tuo padre una volta ci trovò abbracciati: io ero imbarazzato e per il bacio e per qualcos'altro che mi si notava nel basso ventre!), e che sfuriata che ci fece tuo padre e che lezione di contegno imparai da te. Oggi ti vedo, a Samo, bellissima e distante. Oggi che hai fatto altre scelte che hai preso altri treni diversi dal mio. Ti vedo e ti scrivo. Ti vedo e ti respiro. Ad una (misteriosa) ragazza di Samo queste poche righe. Il resto è soltanto noia (come cantava Califano) e qualche briciola di vita. Non vissuta assieme. Peccato! |