RICORDO DI GIACOBBE
Di Gianfranco Cordì
Giacobbe ............... era nato a Samo.
Me lo ricordo nella piazza principale del paese, al bar "Pitagora" consumare un drink dietro l'altro e fumare le "Marlboro".
Perché uno scritto su Giacobbe?
Un uomo che pur ha commesso i suoi errori e li ha pagati tutti (con gli interessi).
Un uomo che è passato come una meteora su Samo e nessuno si è accorto della sua assenza. Io si. Io me ne sono accorto. Non dico che ho pianto quando è morto ma non sono stato indifferente.
Era un amico, di bar e di chitarra.
Voleva sempre suonare canzoni che non conosceva e diceva immancabilmente "Barzanò" ad ogni strofa facendolo rimare con altre parole che finivano per "ò". Mi parlava di Milano e di Como, parlava di "'ndrina" ma non è che ne sapesse molto; secondo me era più per sentito dire.
Parlava di Como e straordinariamente della Bibbia. Incredibile no?
Lui sapeva a memoria interi versetti, una sera mi ha tenuto inchiodato al bar "Pitagora" a farmi ascoltare la storia di Giona ( odi Giobbe non me lo ricordo più).
Ricordiamo Giacobbe per quello che è stato. Forse un personaggio negativo direbbero alcuni, per me no:un "Uomo senza qualità", "Un'anima divisa in due": tra la santità e la dannazione, tra la gioia e il dolore, tra la perdizione e la resurrezione.
Giacobbe, io ti ricordo così, fra la bottiglia e il coltello (spuntato), tra le sigarette e la chitarra. Barzanò è un paese del comasco, non so se tu ci sia mai stato, per me io ti ci vedo sempre lì. A pescare qualcosa con una canna da pesca.
A ronfare. A bere liquori e a cantare a squarciagola. A subire sconfitte. Come Giobbe ( o Giona) non ricordo più.