FIDANZAMENTO

Alcuni detti popolari così recitavano:

Mugghyèri e voi du paisi toi.

Pigghya i mundizzi da ruga tua e trasili intra.

I matrimoni, infatti, opportunamente combinati avvenivano tra paesani e non raramente tra cugini di primo grado.

L'amore tra i giovani fioriva presto ed era alimentato solo da qualche sguardo furtivo, perchè era inconcepibile che maschi e femmine si frequentassero e stringessero amicizia.

Una fanciulla, che fosse stata sorpresa a parlare con un giovane, era considerata poco seria e rischiava di rimanere "zziteglia".

Le giovani potevano uscire di casa solo nei giorni di festa, accompagnate però da una persona anziana.

Questo perchè la donna viveva in una posizione subordinata rispetto all'uomo e, liberatasi col matrimonio dalla tutela del padre, passava sotto quella del marito e in mancanza di entrambi, sotto quella dei parenti più stretti.

L'educazione che veniva impartita aveva l'unico scopo di prepararla al matrimonio in modo che divenisse una buona donna di casa, la compagna di vita dell'uomo e l'educatrice amorosa dei figli.

Per un giovane l'unico modo di manifestare il suo amore era quello di andare sotto la finestra dell'amata a fare la serenata.

La fanciulla per paura dei genitori difficilmente si affacciava ad esprimere il proprio gradimento.

Molto belle e significative erano le espressioni di certi canti di amore:

O rosa russa, culurita e bella,
eu fui lu primu omu chi t'amai.

T'amai ch'eri na cotrareglia
e giuvani di tia mi nnamurai.

Ma chist'amuri chi non mi duna paci
nto pettu mi fici na furnaci.

Da chigliu iornu ch'eu pensai a ttia
a nuglia cosa cchiu ndaiu badatu,
non sacciu mancu cchiù l'Avimaria,
puru lu Patrinostru ndàiu scordatu.

Tu si tuttu pe'mmia, tu si la vita mia,
eu sugnu u ferru e tu la calamita.

Se moru e mi ndi vaiu'n Paradisu
si non trovu attia, eu non ci trasu.

Con parole calde e appassionate vengono qui esaltati l'amore e la donna, ideali che stanno al centro della vita e sublimano ogni altra esperienza. L'amato proclama di non volere entrare, quando muore, nemmeno in Paradiso, se non è sicuro di trovarvi la sua donna.

Solo con lei la felicità può essere vera e piena.

Scelta la fanciulla, il giovane, con il consenso dei propri genitori, inviava un parente o un amico "u mbasciaturi" a chiederla in moglie. A ciò poteva provvedere anche il padre del giovane innamorato.

Se i genitori di lei erano d'accordo, dopo aver consultato i parenti più stretti, davano, dopo alcuni giorni la risposta.

Davano quindi, la notizia alla famiglia e ricevevano in casa il fidanzato.

Durante il fidanzamento neppure sedersi vicino. Il numero delle visite settimanali del fidanzato era limitato e preventivamente concordato.

Intanto i padri, "i sumpèssari" (consuocero), si mettevano d'accordo sulla dote, indispensabile ad una fanciulla per potersi sposare, che consisteva nel corredo, in terre, casa, denaro.

La dote costituì un problema per molte famiglie, che si indebitavano e ricorrevano a mille espedienti pur di far fronte agli impegni assunti. Anzi ciò che riguardava la dote molte volte veniva messo per iscritto davanti a un notaio.

Il fidanzamento era ufficiale ed aveva quasi valore giuridico: in presenza di amici e parenti avveniva la cerimonia della "singa", durante la quale il giovane metteva al dito della fidanzata l'anello di fidanzamento.

La festa di fidanzamento si svolgeva di sera, al ritorno dai lavori dei campi.

Si invitavano i parenti più intimi, si mangiava e si conversava sino a tarda notte.

Circa due settimane prima del matrimonio, genitori e parenti dei fidanzati andavano a comprare fedi e vestiti: i genitori della futura sposa compravano fede e vestito al fidanzato e viceversa.

Era fatto però assoluto divieto al fidanzato di vedere l'abito nuziale della sposa.

Otto giorni prima, i fidanzati invitavano amici e parenti a vedere la casa, il corredo e i mobili.

In un ambiente in cui rapporti tra giovani innamorati erano programmati in ogni particolare sotto il controllo dei genitori, non mancava gli incontri segreti d'amore.

Si racconta di due giovani che si incontravano segretamente e proprio in casa della fanciulla. Questa, quando voleva entrare il suo innamorato, lasciava ben visibile su una finestra, una "bumbuleglia".

Era il segnale che lei era sola in casa e che lui poteva entrare.