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NASCITA Molto apprezzati erano i figli, e le nascite erano accompagnate sempre da manifestazioni di grande gioia. Il corredino, che spesso portava in dote la sposa al momento del matrimonio, veniva pazientemente ricamato a mano ed ogni indumento quasi sempre recava scritte ben augurali per il neonato. Il bambino nasceva in casa. La partoriente veniva assistita da "mammina" , l'ostetrica, e in mancanza di questa, da una donna pratica di parti. Assistevano al lieto evento anche i familiari più intimi e le "cummàri" che, per alleviare i dolori del parto, davano di tanto in tanto un decotto di camomilla e alloro. Il bambino appena nato, e per un periodo di lunghi mesi, veniva avvolto in una fascia lunga otto metri e larga una decina di centimetri, chiamata a "hascia" o "franda" (da Fiandra). Usanza molto diffusa era legare al collo del neonato, per difenderlo dal malocchio, un "abitìno" specie di sacchettino con dentro incenso, sale, foglie di ulivo e palma benedetti. La culla dove riposava il bambino era generalmente preparata dai familiari. Era detta "naca" ed era formata da due legni resistenti, tenuti uniti da altri due legni ricurvi e meno robusti, su cui veniva sistemato un telo robusto o una specie di materassino. Essa veniva fissata alle travi del soffitto, sopra il letto matrimoniale, con delle funi, i "tartàgni" fatte "i ynestra o di ddisi" (ginestra o ampelodesmo). Tenere sospese le "nache" era d'obbligo, per proteggere i neonati dagli animali. Quando il bambino piangeva, gli si metteva in bocca "u papazzegliu", una specie di ciuccetto, formato da una pezzuola di lino con dentro dello zucchero. Quando si trattava di primogenito, più atteso era il maschio non solo perche' avrebbe preso il nome del nonno paterno, ma anche perché da grande avrebbe aiutato il padre nel mantenimento della famiglia. Qualche giorno dopo la nascita iniziavano le visite di parenti ed amici che portavano in dono, oltre a zucchero e caffè, galline da brodo, perchè la puerpera, che allora stava a letto per parecchi giorni, potesse ben nutrirsi per produrre molto latte. I padroni di casa offrivano ai visitatori liquori, dolci e vino. I dolci, "mustazzòla", preparati in casa, erano fatti con uova, lievito naturale, farina, cannella, garofano. I liquori, anch'essi preparati in casa, erano fatti con alcool, zucchero, acqua ed estratti vari. Si usava anche che un gruppo di amici si recasse a casa del nuovo nato per suonare e cantare in segno di buon augurio. Quando il bambino era portato per la prima volta in casa di un parente o di un'amico, era usanza offrigli del sale, dello zucchero o delle uova per augurargli un buon avvenire. Nei primi mesi di vita il bambino veniva allattato dalla madre che, al momento dell'allattamento, esponeva anche davanti agli estranei il seno senza vergogna. La maternità, liberava la donna dall'obbligo di tenere gelosamente nascosta questa parte del corpo. Svezzato, veniva nutrito con pane cotto e pappe cotte con il latte e addolcite col miele. Per far star buoni i bambini o addormentarli le mamme cantavano ingenue e dolci ninne nanne, animate spesso, oltre che da affetto materno, da sentimento religioso. Ti benidiciu li mumenti e l'anni I bambini, superati i rischi dei primi anni di vita, crescevano sani e robusti. Erano abituati a vivere a piedi nudi nei campi dove i genitori lavoravano da mattina a sera per fronteggiare la miseria allora per quasi la totaliatà, compagna inseparabile.
BATTESIMO
Il Battesimo si festeggiava in casa. Come "sangianni" (da San Giovanni Battista) detti anche "cumpari e cummàri", cioè padrino e madrina, in genere venivano scelte persone estranee, affinchè nessuno dei parenti potesse "fari malucori", cioè ritenersi offeso. Il "sangianni", non era un grado di parentela trascurabile oppure di vincolo di rispetto blando, ma al contrario era un legame di affetto e di reciproco rispetto molto sentito ed al quale veniva data molta importanza. Il "sangianni" che passava davanti casa, anche di notte oppure in assenza di persone, in segno di rispetto si toglieva "a barritta" . Gli inviti erano estesi a parenti ed amici che in corteo si recavano in chiesa, dove ad attendere il bimbo era il "u cumpari", accompagnato da una ragazza che portava un vassoio con, un pane e la brocca con l'acqua. Alla cerimonia religiosa non partecipava la madre, perchè si credeva che la sua presenza potesse far rimanere muto il bambino. Tornati a casa, il compare metteva tra le fasce del bimbo una busta con dentro del denaro, oppure qualche oggetto prezioso, non di rado vevivano regalati pecore, capre o mucche, mentre gli invitati offrivano scarpette di lana, vestitini, sciarpine ed altri indumenti confezionati in casa. Per la cerimonia si usava vestire i battezzandi di bianco e si metteva loro in testa una cuffia, "a còppula", che le donne facevano a gara ad avere per poterla lavare. Chi riusciva ad averla diveniva "a cummàri i coppula". A pranzo si mangiavano maccheroni con carne di capra e poi venivano serviti liquori e dolci preparati in casa. La festa si concludeva con il ballo della tarantella. |